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Un vero viaggio non è cercare nuove terre ma avere nuovi occhi

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       . : :   E G I T T O   : : .          marzo 2008

Un soggiorno approfondito al Cairo e dintorni (Giza, Saqqara e Dahshur) e una spedizione in fuoristrada nel Deserto Occidentale toccando le oasi di Bahariya, Farafra e Siwa, le formazioni rocciose del Deserto Nero e del Deserto Bianco, le dune del Gran Mare di Sabbia, i laghi salati di Sitra e Bahrein. Un mix di archeologia e natura, Antico Egitto e Sahara!

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Qualche consiglio... egiziano!

 

L’Egitto è una delle destinazioni più frequentate del mondo e l’economia del paese è ormai interamente basata sulle attività legate al turismo. Organizzare un viaggio in Egitto risulta pertanto molto facile, anche per chi si muove in fai-da-te. D’altra parte, l’alto numero di stranieri che si recano in terra egiziana per le vacanze ha portato una considerevole fetta della popolazione locale a considerare il turista un vero e proprio portafogli ambulante: ogni occasione è buona per cercare di concludere un affare conveniente o per estorcere un lauto baksheesh. Ciononostante, con un po’ di accortezza, il viaggiatore riuscirà ad evitare le classiche fregature turistiche e, con un po’ di fortuna e di rispetto, ad avvicinarsi alla reale e genuina cultura egiziana. Tutte le informazioni riportate di seguito si riferiscono al Cairo e al Deserto Occidentale e sono aggiornate a marzo 2008.

 

Il Cairo: alloggi, ristoranti e trasporti

L’aeroporto del Cairo è collegato con l’Europa da diversi voli giornalieri, operati da Egyptair e dalle compagnie aeree europee. Muovendosi con qualche mese di anticipo è possibile trovare buone tariffe a 300-500 euro A/R. Per chi parte da Torino risulta comoda la scelta di Air France (www.airfrance.it), con cambio a Parigi, che per tutte le destinazioni africane garantisce una franchigia bagaglio di due colli da 23 kg l’uno e permette di effettuare il check-in online, risparmiando tempo utile in aeroporto.

Il Cairo offre un’ampia scelta di sistemazioni alberghiere, dalle grandi catene internazionali di lusso agli ostelli più spartani. Gli alberghi di categoria media non sono molti e scendendo troppo di prezzo si rischia di imbattersi in camere sporche, rumorose e decadenti. Un’ottima soluzione è quella offerta dall’Hotel Osiris (Nobar Street 49, Bab al-Luq, http://hotelosiris.over-blog.com), una guest house a gestione famigliare situata al 12° piano di un palazzo, a soli 10 minuti a piedi dal Museo Egizio. Da segnalare per la pulizia, la tranquillità e la colazione abbondante. Più fuori mano rispetto al centro (Downtown), due buone alternative sono l’Hotel Victoria (Al-Gomhuriyya Street 66, vicino alla stazione ferroviaria Ramses) e l’Hotel Longchamps (Ismail Mohammed Street 21, Zamalek, www.hotellongchamps.com).

Mangiare al Cairo non è un problema: in ogni strada pullulano botteghe di kebab, panetterie e chioschi di frutta adatti a uno spuntino. Nella zona centrale di Midan Tahrir e di Talalat Harb ci sono anche diverse catene di fast food. Il luogo più adatto per gustare la cucina egiziana, in un ambiente suggestivo e accogliente, è senza dubbio il rinomato Felfela Restaurant (Hoda Shaarawi, una traversa di Talalat Harb), che nonostante la popolarità propone una vasta scelta di portate a prezzi contenuti. Il Felfela possiede anche una filiale a Giza e un comodo take away che si affaccia su Talalat Harb. Il posto migliore per una tazza di tè e un vassoio di pasticceria fresca è invece Groppi’s (Midan Talalat Harb).

       

Il Cairo, con una popolazione di oltre 20 milioni di abitanti, è una delle città più popolose del mondo e si estende per diverse centinaia di chilometri quadrati. Le distanze tra i vari punti di interesse sono notevoli, ma spostarsi in taxi risulta molto economico e pratico. Il tassametro è sempre fuori uso, i prezzi a tratta si aggirano su queste cifre, con partenza da Downtown: 5 EGP per Zamalek, il Cairo Copto, la Cittadella e Khan el Khalili, 30 EGP per le piramidi di Giza, 60 EGP per l’aeroporto. In alternativa si può usare la moderna metropolitana, che dispone di diverse linee e di una segnaletica bilingue in arabo e in inglese.

 

Il Cairo e dintorni: che cosa vedere

Nonostante il caos, il traffico e lo smog, il Cairo è un luogo ideale in cui trascorrere qualche giorno per scoprire le numerose attrattive culturali, storiche e artistiche che la città e i suoi dintorni offrono. Le visite si possono ripartire come segue: 1 g per il Museo Egizio, ½ g per il Cairo Copto, ½ g per la Città dei Morti, 1 g per il Cairo Islamico e il mercato di Khan el-Khalili, 1 giorno per Giza, 1 giorno per Saqqara e Dahshur. La visita ai musei e ai siti archeologici chiaramente può impegnare anche meno tempo, a seconda degli interessi personali.

 

§ Il Museo Egizio

 

Fondato nel 1858, è uno dei musei più conosciuti e visitati al mondo. Il biglietto di ingresso costa 50 EGP (25 EGP per gli studenti, presentando la tessera universitaria o la tessera ISIC) e il museo è aperto tutti i giorni dalle 9.00 alle 18.30. Da qualche anno è proibito l’uso di apparecchi fotografici all’interno e bisogna depositare fotocamere e videocamere in un apposito guardaroba accanto alla biglietteria. Dal momento che le sale ospitano oltre 120.000 reperti archeologici, è bene dividere la visita in due momenti: ½ giornata per il primo piano e ½ giornata per il secondo piano. Nonostante la fama del museo, le sale e le vetrine versano in condizioni disastrose: sono quasi del tutto assenti didascalie e spiegazioni, manca la segnaletica per orientarsi nei vari settori, gli oggetti sono lasciati a se stessi, ricoperti dalla polvere e continuamente toccati dai visitatori, senza le opportune misure di sicurezza e di conservazione. Per apprezzare al meglio il valore storico e artistico delle collezioni, suggerisco di munirsi dell’ottima guida “I tesori dell'Antico Egitto nella collezione del Museo Egizio del Cairo”, a cura di Alessandro Bongioanni e Maria Sole Croce, edita dalla White Star e disponibile sia in Italia che nelle librerie del Cairo.

       

Da non perdere al primo piano: la Tavolozza di Narmer, la Tavolozza del Tributo Libico, le etichette, i giochi da tavolo e i gioielli del Periodo Predinastico (sala 43), la statua di Djoser (sala 48), i pannelli in legno di Hesira, le triadi di Micerino (sala 47), la statua di Chefren con il falcone, le statue degli scribi dell’Antico Regno (sala 42), il gruppo di Rahotep e Nofret, l’affresco con le Oche di Meidum (sala 32), la statuina miniaturistica di Cheope e lo splendido corredo funerario della regina Hetepheres (sala 37), la statua di arenaria dipinta di Mentuhotep II (sala 26), il pilastro di Karnak di Sesostri I (sala 21), le sfingi di Amenemhat III (sala 16), la statua in legno del ka di Auibra-Hor (sala 11), la statua di Hathor con Amenhotep II e la cappella hathorica di Thutmosi III, i rilievi dal tempio di Deir el-Bahri con la spedizione a Punt (sala 12), le statue e la sfinge della regina-faraone Hatshepsut (sala 11), il settore dedicato ad Amarna e ad Amenhotep IV/Akhenaton (sale 3 e 8), la Stele di Israele di Merenptah (sala 13), il pyramidion della Piramide Nera di Amenemhat III, i due sarcofagi della regina Hatshepsut, il sarcofago di Merenptah reimpiegato da Psusenne I e il gruppo colossale di Amenhotep III con la regina Teje (atrio).

 

Da non perdere al secondo piano: il famoso corredo funerario di Tutankhamon, che occupa buona parte delle sale, la collezione di gioielli (sala 4), i tesori di Tanis (sala 2), i sarcofagi di Sennedjem e di Khonsu (sala 17), gli incredibili modellini di vita quotidiana del Medio Regno, in particolare quelli provenienti dalla tomba di Meketra (sale 27, 32, 37), i sarcofagi di Ahhotep, Ahmose-Nerfertari, Ahomse-Meritamon e Maatkara (sala 46), i sarcofagi in calcare di Ashayt e Kauit (sala 48), il corredo funerario di Yuya e Tuya (sala 43), gli strumenti di vita quotidiana (sala 34), i papiri e gli ostraka (sala 24), i ritratti del Fayyum e le maschere funerarie greco-romane (sala 14), le due sale delle Mummie Reali della XVIII e XIX dinastia (sala 56) e della XX e XXI dinastia (sala 52) (biglietto a parte: 100/50 EGP).

 

§ Il Cairo Copto

 

Il Cairo Copto è facilmente raggiungibile in taxi oppure con la metropolitana (fermata Mar Girgis). Qui si concentrano le principali testimonianze storiche dei primi secoli di vita della città: dall’occupazione romana, al periodo copto, alla fondazione della città islamica di al-Fustat nel 642, le cui rovine sono visibili qualche centinaio di metri ad est del Cairo Copto. All’ingresso dell’area si riconoscono ancora i due bastioni, costruiti sotto l’imperatore Traiano e oggi restaurati, della fortezza romana di Babilonia. Da visitare: la Sinagoga di Ben Ezra, la più vecchia del paese, la Chiesa di San Sergio, con l’antichissima cripta della Sacra Famiglia, e la bella Chiesa La Sospesa, così chiamata perché costruita sui resti delle antiche strutture romane.

       

Il Museo Copto (40/20 EGP) è stato soggetto di recente ad un radicale rinnovo e oggi presenta un allestimento suggestivo e ben curato anche dal punto di vista della didattica e dell’esposizione dei pezzi. Le didascalie sono chiare e numerose, in inglese, francese e arabo, ed è piacevole aggirarsi al fresco delle sale tranquille, lontano dalle folle chiassose che invece invadono il Museo Egizio. Accanto al Cairo Copto sorge la Moschea di Ibn al-As, il più antico luogo di culto islamico del Cairo.

       

§ La Città dei Morti

Dopo la guerra contro Israele del 1967, migliaia di profughi dell’area del canale di Suez sono arrivati al Cairo in cerca di una casa e di un impiego. Moltissime persone hanno occupato la zona che ospitava le vestigia dell’antico cimitero di epoca mamelucca e oggi decine di migliaia di famiglie vivono nelle strutture costruite al di sopra delle tombe. E’ così nata una vera e propria città nella città, la cosiddetta Città dei Morti, che si estende sul lato orientale del Cairo, ai piedi della Cittadella e della collina di Moqattam. Per girare senza timori in tutti i quartieri della Città dei Morti è bene essere accompagnati da una guida locale, mentre per visitare soltanto i monumenti principali (Mausoleo di Qaitbey, Mausoleo di Qurqmas e Inal, Khanqah di Barquq) è sufficiente un tassista che sappia come arrivare a destinazione. Per una visita guidata di mezza giornata alla Città dei Morti (zona settentrionale con il Mausoleo di Qaitbey, il Mausoleo di Qurqmas e Inal e il Khanqah di Barquq e zona meridionale o necropoli dell’Imam al-Shafi con le Tombe della Famiglia di Mohammed Ali), mi sono rivolta all’Hotel Osiris e ho pagato 250 EGP (trasporto incluso, ingressi e mance esclusi). Durante la visita alla Città dei Morti è bene munirsi di spiccioli da 1 o 5 EGP, da lasciare come baksheesh ai custodi di mausolei, moschee e minareti.

       

§ Il Cairo Islamico e il mercato di Khan el-Khalili

La zona del Cairo Islamico viene troppo spesso tralasciata dai frettolosi gruppi organizzati, che in genere si limitano alla visita della Cittadella. I quartieri che si estendono dai piedi della Cittadella fino al margine settentrionale di Khan el-Khalili racchiudono invece piccoli gioielli dimenticati di architettura islamica, recente oggetto di restauro grazie a un programma del Ministero del Turismo. Ai piedi della Cittadella, numerosi monumenti di affacciano su Midan Salah ad-Din, tra cui l’imponente Madrasa del sultano Hasan, di epoca mamelucca (20/10 EGP). Da lì è possibile raggiungere, con una bella passeggiata lungo Sharia Sheiku e Sharia as-Saliba, la splendida Moschea di Ibn Tulun e il vicino Museo Gayer-Anderson (30/15 EGP), una casa-museo che raccoglie una curiosissima collezione di mobili, tele, manufatti e antichità.

       

Con una breve corsa in taxi si può quindi arrivare al quartiere di Khan el-Khalili, che ospita un bazar di spezie, gioielli, tessuti e paccottiglia turistica, ma soprattutto le moschee, le madrase e i caravanserragli più belli di tutto il Cairo. Molti edifici sono tuttora in restauro e non accessibili al pubblico, ma si possono ammirare comunque le facciate, riccamente scolpite e decorate.

       

Da non perdere: la Moschea di el-Azhar, che ha dato vita alla più antica università del mondo islamico, le Madrase-Mausoleo di Qalaun, en-Nasir Muhammad e Barquq, i palazzi di Beshtaq e di Beit el-Suhaymi, il caravanserraglio di Qaitbey e la Moschea di el-Hakim, a ridosso delle mura settentrionali di epoca fatimide.

       

§ Le piramidi di Giza

Giza è senza dubbio il sito archeologico più visitato al mondo (orario 7.00-19.30, biglietto di ingresso 50/25 EGP) e purtroppo migliaia di turisti e di venditori lasciano quotidianamente la barbara traccia del loro passaggio. Immondizia, plastica, lattine, letame e graffiti invadono l’intera area archeologica, in modo particolare la zona delle mastabe del Cimitero Occidentale e Orientale, dove i pozzi funerari e le nicchie sono stati usati come discariche e latrine a cielo aperto. I venditori di souvenir, i procacciatori di affari e i conducenti di cavalli e cammelli sono ovunque, anche all’interno del recinto della Sfinge, e molestano continuamente i turisti. La situazione in cui giace il sito archeologico di Giza è vergognosa. Il Ministero del Turismo e l’Ispettorato delle Antichità farebbero bene a provvedere a questo scempio quanto prima, onde evitare che nel giro di pochi anni le rovine archeologiche vengano sommerse dai rifiuti. Mancano ovviamente controlli e indicazioni e per visitare le bellissime mastabe dipinte del Cimitero Orientale (Qar, Idu, Khufukhaef, Meresankh) è necessario lasciare diversi baksheesh ai custodi che posseggono le chiavi delle tombe.

       

Il biglietto di ingresso al sito non comprende gli ingressi alle tre piramidi principali (Cheope, Chefren e Micerino), che si pagano a parte. L’ingresso alla Grande Piramide di Cheope (100/50 EGP) è limitato a 150 biglietti al mattino (a partire dalle 8.00) e 150 al pomeriggio (a partire dalle 13.00). Il museo della Barca Solare è molto interessante e vale senza dubbio il costo dell’ingresso (40/20 EGP). Il taxi per le piramidi di Giza costa circa 30 EGP. Per il ritorno al Cairo, è più facile trovare un taxi uscendo dal lato della Sfinge verso il sobborgo di Nazlet as-Samaan, anziché dal lato della Grande Piramide che si apre su Pyramids Road. Un buon libro-guida per visitare con consapevolezza i siti di Giza, Saqqara e Dahshur è “Piramidi d’Egitto” di Alberto Siliotti, edizione White Star, ricco di fotografie, piantine e ricostruzioni tridimensionali che aiutano a capire meglio l’importanza dei monumenti che si visitano.

       

§ I siti archeologici di Saqqara e Dahshur

L’escursione ai siti di Saqqara e Dahshur richiede una giornata intera ed eventualmente si può abbinare alla visita di Menfi. Il taxi per tutta la giornata (dalle 7.30 alle 16.00, orario di chiusura dei siti) costa circa 200 EGP andata e ritorno e si può prenotare tramite il proprio albergo. Può essere interessante visitare anche i moderni villaggi di Saqqara e Dahshur, dove le giornate degli abitanti scorrono ancora secondo i tempi della vita rurale. Appena usciti dal traffico del Cairo, il paesaggio risulta molto affascinante, con distese di palmeti, campi coltivati e canali artificiali che portano le acque del Nilo ai terreni più distanti.

La visita di Dahshur (30/15 EGP) richiede meno tempo rispetto a quella di Saqqara, circa 1 ora e mezza, e conviene effettuarla per prima. Qui si possono ammirare le due piramidi di Snefru (IV dinastia): la Piramide Rossa, nella quale è possibile entrare e osservare le tre stupefacenti camere funerarie, e la Piramide Romboidale, visibile soltanto dall’esterno ma dalla struttura decisamente suggestiva. A Dahshur si scorgono anche le rovine della Piramide Nera di Amenemhat III e di altre piramidi minori del Medio Regno (Sesostri III e Amenemhat II).

       

Saqqara (50/25 EGP) è uno dei siti archeologici più ricchi di testimonianze sull’Egitto dell’Antico Regno. La visita completa dell’area, molto estesa, richiede almeno 5-6 ore. Accanto al complesso funerario di Zoser (III dinastia), che ospita la celebre piramide a gradoni, e alla piramide di Userkaf (V dinastia), è possibile visitare una serie di tombe private recentemente restaurate e riaperte al pubblico, pagando un biglietto a parte (25/15 EGP): l’imperdibile mastaba dei due parrucchieri reali Niankhnum e Khnumhotep, la mastaba di Neferherenptah o “Tomba degli Uccelli”, la tomba di Nefer e la tomba di Irukaptah, detta anche “Tomba dei Macellai” per le vivide scene di macellazione dei bovini che ornano le pareti.

       

L’area della piramide di Unas (V dinastia), attualmente chiusa al pubblico, offre la possibilità di ammirare altre tombe private con pregevoli decorazioni di vita quotidiana: la mastaba di Unasankh, la mastaba di Iynefert, la tomba di Khenu, la mastaba di Idut e la mastaba di Mehu. Purtroppo non tutte le mastabe di Saqqara sono sempre aperte al pubblico: bisogna avere un po’ di pazienza per cercare di scoprire cosa è possibile visitare e per rintracciare il custode che possiede le chiavi, custode che dovrà poi essere ricompensato con il consueto baksheesh. Dalla piramide di Unas con una lunga passeggiata si può raggiungere il settore nord-occidentale, con le eccezionali mastabe di Ty, di Ptahotep e Akhtihotep, forse le più belle di tutto il sito. Si può concludere la visita di Saqqara nella zona della piramide di Teti (VI dinastia), il cui ingresso è caldamente consigliato per ammirare i Testi delle Piramidi che ornano le pareti, e delle grandi mastabe di Mereruka e Kagemni. A Saqqara è stato aperto anche un piccolo museo accanto alla biglietteria, la cui visita è inclusa nel biglietto di ingresso al sito.

       

 

Il Deserto Occidentale: la spedizione

Ogni anno milioni di turisti si riversano nella Valle del Nilo a visitare gli splendori dell’Antico Egitto oppure sulle coste del Sinai a godersi le meraviglie subacquee del Mar Rosso. Seppur meno frequentato, il Deserto Occidentale, che si estende tra il Nilo e il confine con la Libia, offre moltissimi spunti a tutti gli appassionati di natura, storia e antropologia. Il Sahara egiziano fornisce infinite possibilità di itinerari, dalle oasi di Kharga, Dakhla, Farafra, Bahariya e Siwa, al Gilf Kebir, al Gran Mare di Sabbia, alle dune di Abu Muharriq. Con poco più di una settimana a disposizione, si può avere una panoramica generale del deserto con una spedizione che tocchi alcune oasi e il Gran Mare di Sabbia. Organizzare una spedizione nel Deserto Occidentale richiede l’appoggio di un operatore specializzato, valido e qualificato, che disponga di attrezzatura moderna e di uno staff preparato.

       

E’ bene rivolgersi all’operatore con qualche mese di anticipo, in modo da muoversi in tempo utile per ottenere gli opportuni permessi militari. Per quanto riguarda l’Egitto, consiglio caldamente la Khalifa Expeditions (www.khalifaexp.com), con sede a Bahariya, gestita da Khaled e Rose-Maria Khalifa, una coppia svizzero-egiziana molto preparata e disponibile. Nonostante le difficoltà logistiche e burocratiche di una spedizione, facilmente risolvibili con l’aiuto dell’agenzia, l’esperienza nel deserto non richiede particolari doti fisiche, se non una buona salute e un po’ di spirito di adattamento, dal momento che si pernotta sempre in tenda, senza doccia e senza servizi igienici. Se si accetta questa relativa scomodità, il deserto ripaga il viaggiatore con scenari sublimi e un contatto genuino con la popolazione delle oasi. Un’esperienza nel Sahara lascia sempre un magico segno indelebile.


       
 

Il Deserto Occidentale: Bahariya, Siwa e il Gran Mare di Sabbia

L’oasi di Bahariya è raggiungibile dal Cairo con una buona strada asfaltata di circa 370 km. Si tratta di una delle oasi più vaste, dove palmeti ombrosi si alternano a campi coltivati, laghi salati e sorgenti di acqua dolce. Con un biglietto cumulativo (40/20 EGP) si possono visitare le antichità di Bahariya: il museo delle Mummie Dorate, di epoca greco-romana e scoperte nel 1996, le tombe dipinte di Bannentiu e di Zedamonefankh (XXVI dinastia), la tomba di Amenhotep Huy (XVIII dinastia), le cappelle di Ain el-Muftella (XXVI dinastia) e il Tempio di Alessandro Magno. Può essere piacevole e interessante passeggiare per le stradine dei villaggi di Bawiti e di El Qasr, per scoprire la vita quotidiana rurale che in altre parti dell’Egitto è ormai andata perduta.

       

Tra le oasi di Bahariya e Farafra si apre una regione desertica spettacolare dal punto di vista geologico e naturalistico: il Deserto Nero, dove nere rocce basaltiche affiorano dalla sabbia dando al paesaggio la tonalità scura caratteristica, pian piano sconfina nel Deserto Bianco, dove è possibile ammirare stravaganti formazioni rocciose di bianchissimo calcare.

       

Attraverso lo Wadi el-Obeiyd si devia verso ovest e si comincia la traversata del Gran Mare di Sabbia, chilometri e chilometri di dune tra le quali sembra essersi perduta la celebre armata persiana di Cambise. In alcune zone del Gran Mare di Sabbia è possibile imbattersi in resti fossili di antichi ambienti marini, utensili in pietra del Neolitico e vestigia della seconda guerra mondiale.

      

L’oasi di Siwa, al confine con la Libia, è uno dei luoghi più affascinanti del Deserto Occidentale. E’ raggiungibile non solo dal Gran Mare di Sabbia e dalla strada militare che la congiunge a Bahariya, ma anche dalla strada asfaltata che la collega a Marsa Matruh e ad Alessandria, sulla costa mediterranea. Il nome di Siwa è legato indissolubilmente a quello di Alessandro Magno, che qui si recò nel 332 a.C. per consultare il famoso oracolo di Amon. Oggi è possibile visitare il Tempio dell’Oracolo ad Aghurmi (20/10 EGP) e i resti del vicino tempio di Umm Obeyda, lungo la strada che porta alle cosiddette sorgenti di Cleopatra. Molto interessante è anche la visita del villaggio-fortezza medievale di Shali e delle tombe della XXVI dinastia e dell’epoca greco-romana del Gebel al-Mawta (20/10 EGP).

       

Siwa risulta particolare anche sotto l’aspetto antropologico e linguistico: i suoi abitanti conservano infatti antiche tradizioni berbere e parlano ancora il siwi, un dialetto berbero imparentato con il tamashek dei tuareg. Una bella pubblicazione per scoprire qualcosa in più sulla cultura di Siwa è “L’oasi di Siwa dall’interno. Tradizioni, costumi e magia” di Fathi Malim, antropologo locale che possiede una piccola libreria sulla piazza principale della città. Per saperne di più sulla storia e sulle rovine archeologiche dell’oasi: “Siwa e la costa nord tra passato e presente” di Abd El-Aziz Abd El-Rahman Aldumairy. Siwa offre inoltre bellissimi scenari naturalistici, con laghi salati, palmeti e sorgenti naturali in mezzo alle dune, tra cui quella di Bir Wahed, al limitare del Gran Mare di Sabbia.

       

La pista militare che collega Siwa e Bahariya è piuttosto monotona e non presenta paesaggi degni di nota. Con una deviazione, però, si possono raggiungere i suggestivi laghi salati di Bahrein, di Nuweimisa e di Sitra, piccole oasi un tempo popolate. A Bahrein una missione archeologica dell’Università di Torino, diretta dal prof. Paolo Gallo, ha portato alla luce nel 2003 i resti di un tempietto libico finemente decorato, risalente alla XXX dinastia. I blocchi scolpiti non sono più visibili, ma in loco è possibile riconoscere i resti delle mura e delle colonne del tempio. Sulle colline limitrofe si apre una serie di tombe rupestri di epoca greco-romana, alcune delle quali ancora inesplorate.

       

 

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